50 giorni fa'...
pomeriggio di primavera ,ore 16,30 Milano. Viale Mar Jonio – Zona San Siro ,
Occhiali scuri, bandiere che si agitano,una piazza affollata in mezzo
a dei palazzoni, un sole insperato, Sì, sono a sentire Walter Veltroni,
sfrutto
un momento di tempo di un sabato pomeriggio in un affaccio di primavera,
Sto in
questa piazza perché voglio provare a sentire cosa dirà, non sono molto
convinto rido dentro di me dei vecchietti che muovono le bandiere del Pd,
sono
pieno di un sarcasmo tanto feroce che quasi mi stupisco, anche se la mia
disillusione la conosco bene,
A ogni modo, qualche minuto dopo le 16,30 arriva
Veltroni, attraversa la piazza in mezzo a uno scroscio di applausi, in
sottofondo la voce gentile di Jovanotti di Mi fido di te, poi sale sul palco
prende la parola, io ingoio il mio sarcasmo e ascolto.
Ascolto tutto. Fino alla
fine.
Sta di fatto che, a un certo punto, mentre un entusiasta settantenne si
agita accanto a me, sento un nodo alla gola: uno di quelli che ti bloccano il
respiro, che fanno pungere gli occhi.
credere che l'uomo che ho davanti è
davvero come si mostra: un politico che parla a braccio, che cita Sean Penn e
Into the Wild, senza esaltazione, senza polemica, senza ironia gratuita.
Ho un
nodo alla gola, e questo nodo dura finché Veltroni non finisce,
e allora mi
accorgo che sono stanco di pensare che la sfiducia a priori sia l'unica
soluzione per non farsi fregare. Penso che ho 35 anni e le decine di anziani
che mi stanno attorno - occhi lucidi e mani scorticate per gli applausi -
hanno
più entusiasmo e speranza di me.!!!
Penso che è bello vedere tanti giovani a un
comizio.
Alla fine parte l'inno nazionale: in tanti cantano, io non riesco. Un
passo alla volta, è meglio. A Milano il sole è caldo, il vento quasi non
sfiora. Voglio poter dire che voterò PD perché ci credo. È una questione di
fiducia, lo so bene: la delusione è dietro l'angolo, sempre. Voglio avere
l'entusiasmo del settantenne che sventola la bandiera e ogni tanto me la dà in
testa.
Lo rivoglio, quel diritto che mi hanno strappato: il diritto di
crederci.
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Cari amici , Abbiamo vissuto per oltre 15 anni un sistema politico
litigioso e frammentato. Basterebbe pensare che dal Parlamento, con lo
scioglimento delle Camere, escono 30 gruppi parlamentari per comprendere la
difficile situazione che ereditiamo. Una condizione che ha inciso notevolmente
sulla capacità di risolvere le istanze della gente, perché la frammentazione e
la divisione sono la principale causa di una politica incapace di decidere. E'
questo che rappresenta il maggiore costo della politica: un sistema che non
risolve i problemi e che non produce, è il vero spreco. Grazie alla nascita del
Partito Democratico, di fatto, l'Italia è già iniziata a cambiare.
In questa
legislatura ci sono meno partiti, più grandi e quindi più rappresentativi della
società nella quale viviamo. Di più. La certezza che quanto promesso poi sarà
fatto è nella scelta di correre
Liberi da vecchi condizionamenti ideologici di
parte.
Liberi dalla confusione prodotta dai soggetti politici che pur di
ottenere visibilità rendevano la politica un “teatrino dei litigi”.
Liberi di
pensare che le alleanze non dovrebbero costruirsi per battere l'avversario ma
per governare il paese.
Liberi di poter dire, insomma, che quanto proponiamo
sarà poi realizzato perché dipenderà solo da un partito.
Oggi la sfida è più grande.
Quella cioè di non pensare a quale Partito ma quale Paese vogliamo costruire.
Rilanciare con forza l'economia sostenendo l'innovazione nelle piccole e medie
imprese che rappresentano il tessuto economico dell'Italia. Così come la
questione dell'aumento dei salari deve essere posta al centro di un azione
utile a contrastare l'incremento del costo della vita. Occorre superare
l'assurda contrapposizione tra lavoratori e imprenditori, e compiere quelle
scelte utili ad entrambi: tagliare il costo del lavoro nelle buste paga dei
lavoratori Immaginiamo un'Italia nella quale si pagano meno tasse affinché le
paghino tutti. Un'Italia che premia il merito. Quella a cui guardiamo è un
paese nel quale ai giovani non si chiede di chi è figlio ma cosa vuoi fare
nella vita. Una politica capace di stare dalla parte di chi ci prova:
nell'avviare un attività commerciale, nel comprare una casa, nella ricerca
dell'indipendenza dal nucleo famigliare e nel costruirsene una nuova. La legge
elettorale, purtroppo, non ci ha permesso di scrivere il nome del candidato che
preferivamo...
Non era forse più democratica la "legge fascista" del 1924 di
quella con la quale si gratificherà il 13 e 14 aprile un parlamento non di
eletti ma di soli nominati? Non si mancherà - naturalmente - di aggiungere
nominati da qualche oligarca con i loro associati in un regime che rischia
d'essere nuova incarnazione dell'antidemocrazia, dell'antilibertà, della
controriforma Ma avendo fatto una croce sul simbolo del Partito democratico ho
votato l'unico partito che ha nelle proprie liste esattamente gli stessi
parlamentari facenti parte della mia volontà nell’esprimere quel voto.
E' stato un fatto mai accaduto prima.
E' stato sempre più facile che nuovi partiti nascessero da scissioni o da
proiezioni personali di leader carismatici.
Nel Partito democratico ognuno sarà e dovrà essere, fin dal primo
momento, alla stessa stregua dell'altro. Per questo vale il principio "una
testa, un voto".
L'Europa è andata a destra in questi anni, perché la sinistra è apparsa
imprigionata, salvo eccezioni, in schemi che l'hanno fatta apparire vecchia e
conservatrice, ideologica e chiusa. Ad una società in movimento, veloce,
portatrice di domande e bisogni del tutto inediti, si è risposto con la logica
dei "blocchi sociali" e di una difesa immobile che finiva con il
privare di diritti fondamentali altri pezzi di società.
Da persona che ama il suo Paese lo guardo e vedo gia’evidenti gli indizi di un
declino possibile: la precarietà, l'invecchiamento della popolazione, la scarsa
istruzione, la debolezza della ricerca, l'inefficienza di molti servizi
collettivi, un sistema fiscale in cui convivono sacche di evasione ed una
pressione troppo alta, una futura finanziaria fatta col catenaccio parlando col
gergo calcistico..tanti tagli alle infrastrutture con la scusa di diminuire Gli
sprechi..che si ci sono ma non di tuttta l'erba se ne doveva fare un fascio..
e cosi' strutture come la scuola e le forze dell'ordine si troveranno in braghe
di tela..
Vedo la tendenza all'illegalità diffusa, a rifugiarsi in difese
corporative o in settori di rendita, a difendere con le unghie e con i denti
grandi e piccoli privilegi, a evitare ogni possibile apertura alla concorrenza.
il Liberismo di destra e sempre piu' "LIBERTINISMO"...
E nella nostra società, a fianco di una grande ricchezza a volte nascosta in
termini di "capitale sociale", sento esserci uno stato d'animo fatto
di smarrimento, di stanchezza, di pessimismo, persino di forme di intolleranza,
di incattivimento, di omofobia, di diffidenza e chiusura verso tutto ciò che
appare estraneo, diverso.
L'Italia deve crescere, deve crescere e investire sulla sua competitività, sul
talento e sulla creatività dei suoi ceti produttivi, sull'unicità della sua
bellezza e della sua cultura La battaglia da sostenere "non è contro la
ricchezza, è contro la povertà".
L'Italia è diventata il Paese in cui tutti, a tutti i livelli, hanno il
diritto di mettere veti e nessuno ha il diritto di decidere. ANDIAMO AVANTI DA
50 GIORNI CON DECRETI LEGGE FATTI POI magari RITIRATI o ora sembra addirittura barattati CON ALTRI DECRETI (LODO ALFANO) CON INTENTI CHE LASCIANO TANTO
PENSAR ALLA PRIORITA' DEL SINGOLO prima di quella del paese..
Un Paese può perdere la sua democrazia per "eccesso" di
decisione, ma può anche perderla per "difetto" di decisione.
Gli italiani vogliono che il governo che guida il Paese possa assumere su
di sé decisioni e responsabilità, e che e ne risponda. E vogliono sceglierlo.
Come in altre democrazie, che funzionano. E lasciatemi dire: fa sorridere
amaramente che chi ha governato l'Italia per complessivi sei anni
(2001-2006)cavalchi l'antipolitica con toni populistici quasi fosse un passante
qualsiasi, facendo finta di non esserci mai stato. Voltiamo pagina ,
scrolliamoci di dosso un ciclo politico di 15 anni che è ormai obsoleto. Gli
italiani sono stanchi di vedere ,leggere e sentire sui giornali le solite
battute e gesti di basso livello che ci stanno attualmente riempiendo ancora
una volta i nostri giorni invece che parlare di programmi e fare critiche
costruttive anche se all’opposizione,
il PD da il segno di voler cambiare anche a tutto questo non
rispondendo alle sfide, alle istigazioni arroganti di quelli che fanno ancora
parte di quella politica.
50 giorni fa' avevamo una possibilità, una chance per risollevarci, per comprendere che dipende da noi, che siamo determinanti, che quello che riusciremo a dare è fondamentale.
50 giorni fa' NOI avremmo voluto iniziare a dire che non meritavamo più questa
politica, siamo coscienti di cosa si deve fare per la nostra terra, per le
nostre famiglie, per noi stessi.
50 giorni fa non c'era scelta, non c'era storia, non c'era alternativa.
50 giorni fa c'era solo un bivio con due cartelli chiari ad indicare il
GIUSTO O il SBAGLIATO.
Perchè 50 giorni fa non c'era di essere di destra o di sinistra, di volere il
ponte sullo stretto o non volerlo ecc ecc,
50 giorni fa c'era solo da voltare pagina e fare si che la nostra terra sarebbe cambiata, cambiata una volta per tutte.
ora 50 giorni DOPO SIAMO RITORNATI A 15 ANNI FA....
Grazie per l’attenzione Saluti Ivan


Sindicazione





01.11.10 @ 19:42:47
da silvetti mario
ciao Tafanus, scusa se ho inserito il ...
01.05.09 @ 13:57:13
da Admin
Ah ah ah, hai perfettamente ragione. ...
27.04.09 @ 01:10:40
da adel
Scusa ma, dato che Catania ha ...
26.04.09 @ 10:11:17
da Rosa
Guarda, su sta storia mi viene ...
26.04.09 @ 09:59:36
da Rosa